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Tutelare l’ambiente e il territorio come risorsa

Massimizzare le risorse minerarie nel rispetto dell'ambiente e dell'uomo che lo vive

Uno degli aspetti più significativi che l’Azienda eugubina Colacem SpA, terzo Produttore italiano di leganti idraulici, tende a valorizzare è l’impegno concreto e costante che pone nella progettazione e nella gestione sostenibile delle proprie attività estrattive, adottando soluzioni tecnologicamente avanzate più confacenti e più vicine all’ambiente naturale che le circonda.

Immagini

  • La miniera di Sasso Poiano nel comune di Caravate (VA): un esempio di recupero ambientale contestuale all’escavazione
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    La miniera di Sasso Poiano nel comune di Caravate (VA): un esempio di recupero ambientale contestuale all’escavazione
  • La miniera di San Marco nel comune di Gubbio (PG)
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    La miniera di San Marco nel comune di Gubbio (PG)
  • Le soluzioni progettuali hanno previsto di mitigare tutti i possibili impatti
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    Le soluzioni progettuali hanno previsto di mitigare tutti i possibili impatti
  • Il sistema automatico di lavaggio degli pneumatici
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    Il sistema automatico di lavaggio degli pneumatici
  • Una veduta dell’area in recupero ambientale della miniera di San Marco
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    Una veduta dell’area in recupero ambientale della miniera di San Marco
  • Il recupero del parco di Lustrelle con la messa a dimora di 8.000 alberi e il Museo Malacologico delle Argille
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    Il recupero del parco di Lustrelle con la messa a dimora di 8.000 alberi e il Museo Malacologico delle Argille
  • L’ex cava di argilla dismessa di Lustrelle
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    L’ex cava di argilla dismessa di Lustrelle

L’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse minerarie, la valutazione degli impatti ambientali, la coltivazione coerente al progetto autorizzato sono caratteristiche su cui ruotano i concetti tecnici dell’Azienda orientando il lavoro verso l’equilibrio con la natura circostante, perno per l’applicazione di soluzioni che armonizzano tecnologia, uomo e ambiente. Tutto questo rispettando pienamente quei vincoli paesaggistici che permettono la valorizzazione delle risorse locali. L’attività estrattiva è possibile solo dove esiste un giacimento minerario: questo obbliga a valutare con cura tutti i possibili aspetti su cui si imposta il progetto di coltivazione.

Colacem ha sempre adottato tutti i criteri di salvaguardia e recupero dell’ambiente sia nella fase progettuale che in quella realizzativa. Per questo, sin dagli anni Settanta, nel progetto di coltivazione di cave e miniere, Colacem parte da un’attenta analisi territoriale che prende in considerazione tutti gli aspetti naturalistici, storico-paesaggistici, floro-faunistici, geologici e strutturali del sito minerario.

La tipologia di recupero ambientale più adatta ad un sito specifico viene individuata in collaborazione con le istituzioni locali. Insieme ai Comuni, una volta terminata la fase di coltivazione ed estrazione dei minerali necessari alla produzione del cemento, si decide l’uso cui destinare le aree. In base alla vocazione del territorio le aree vengono restituite anche per usi didattici per contribuire alla formazione di una cultura ambientale più consapevole.

La corretta gestione dell’attività estrattiva ha permesso a Colacem di avere due “casi di eccellenza”, evidenziati nella pubblicazione realizzata da AITEC (Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento) e Legambiente sulle “Linee Guida dedicate alla progettazione, gestione e recupero delle aree estrattive”.

Gli esempi e le buone pratiche dell’Industria del Cemento hanno mostrato i casi studio della miniera San Marco situata a Gubbio (PG), attualmente in corso di coltivazione per l’estrazione di marna da cemento, e dell’ex Cava Lustrelle nel comune di Cufrofiano (LE), sito minerario utilizzato in passato per l’estrazione di argilla ed oggi completamente recuperato e destinato a museo “malacologico” a cielo aperto.

Queste tecniche sono state inoltre riportate nella recente trasmissione televisiva “Super Quark”.

Nella popolare trasmissione condotta da Piero Angela sono state illustrate le varie situazioni delle aree estrattive in Italia per comprendere come si possano evitare “montagne cariate”, ossia montagne che presentano evidenti ferite da scavo senza che siano presenti efficaci azioni di recupero ambientale.

La “soluzione” per fare le cose fatte bene c’è e un esempio concreto è stato individuato nella miniera San Marco della Colacem. La metodologia di coltivazione è quella di procedere contemporaneamente con l’estrazione del materiale oggetto di autorizzazione mineraria e il recupero ambientale, in modo che in tempi relativamente brevi si inizi a vedere un buon recupero ambientale e alla fine della coltivazione lo spazio, spesso migliorato, sia riconsegnato alla fruibilità della popolazione senza vedere alcuna traccia negativa dell’attività estrattiva svolta.

Colacem ha adottato nelle proprie attività minerarie tutti i sistemi più avanzati presenti ad oggi sul mercato, al fine di limitare e minimizzare molti dei possibili impatti derivanti dalla presenza su un’area di un’attività estrattiva, cercando di prevederli e analizzarli già in fase progettuale con opportuni “Studi di Impatto Ambientale”.

Citiamo brevemente alcuni esempi come quello legato al disturbo dovuto all’utilizzo di materiale esplodente per l’estrazione di minerali particolarmente compatti. Inizialmente si è cercato di limitare il più possibile la quantità di esplosivo in generale, utilizzandolo solo nei casi di impossibile estrazione con i soli mezzi meccanici (escavatori e ruspe), ma comunque prevedendo sempre sistemi “non elettrici e microritardati”. All’interno del sito estrattivo di Sasso Poiano nel comune di Caravate (VA), è stato utilizzato un escavatore di enormi dimensioni che ha quasi eliminato l’utilizzo di esplosivo, prevedendone ora solo piccole quantità (attività di “preminaggio”) e solo in zone particolarmente resistenti all’escavazione.

Nel comune di Galatina (LE), Colacem è stata la prima cementeria in Europa che ha previsto già nella metà degli anni Novanta, all’interno di una propria cava per estrazione di materiale calcareo, l’utilizzo di un escavatore di grandi dimensioni e con motore ad alimentazione elettrica. Una vera e propria sperimentazione per questo settore, mostrando negli anni le potenzialità di questo mezzo che introduce un sistema di estrazione mineraria con mezzi elettrici in grado di raggiungere la massima funzionalità. 

Per il trasporto del materiale dalle cave e dalle miniere a cielo aperto alle cementerie vengono applicati tutti quei sistemi atti al rispetto delle sedi stradali percorse e quindi dell’ambiente circostante l’attività mineraria. In particolare, vengono impiegati sistemi di depolverazione delle strade interne ai cantieri estrattivi e, in determinate condizioni, realizzati impianti di pulizia degli pneumatici dei mezzi in uscita dai cantieri stessi.

Tali mezzi di trasporto sono dotati di opportuni sistemi di copertura/telonatura del materiale trasportato atti ad evitare la dispersione di polvere durante il percorso. Dove le distanze lo permettono, il trasporto delle materie prime estratte (dal sito estrattivo alla cementeria) viene realizzato utilizzando degli appositi nastri trasportatori, eliminando per quanto possibile l’impiego di mezzi stradali pesanti. Tutte queste sono soluzioni che comportano un impegno maggiore in termini economici, ma danno sensibili vantaggi per la salvaguardia dei luoghi ed il rispetto delle popolazioni che vivono e lavorano nelle vicinanze delle aree estrattive.

La miniera di San Marco, comune di Gubbio (PG)

È questo un esempio di coltivazione mineraria in cui sono stati adottati tutti i possibili sistemi di mitigazione degli impatti sull’ambiente circostante in particolare polveri, rumori, vibrazioni e visibilità. Le soluzioni progettuali hanno previsto accorgimenti tali da limitare l’impatto visivo del cantiere dalle zone ritenute sensibili. Fondamentale la collaborazione con gli Enti locali durante l’avanzamento della coltivazione che ha permesso di migliorare l’efficacia del recupero ambientale, con l’introduzione di tecniche particolari e di nuove essenze vegetali, non previste nella fase progettuale iniziale. In questa miniera è utilizzato il sistema automatico di lavaggio degli pneumatici dei mezzi pesanti in uscita dall’area di cantiere.

L’ex cava Lustrelle, comune di Cutrofiano (LE)

È questo un esempio unico nel suo genere con la creazione di un parco dei fossili con lo scopo scientifico e didattico in una ex cava di argilla. Il parco che si estende per circa 12 ettari è stato realizzato in una ex cava di argilla dismessa. Durante il recupero sono stati messi a dimora 8.000 alberi lungo i bordi a pendio dolce. Nel giacimento a cielo aperto sono esposti vari strati geologici di origine marina, alcuni dei quali straordinariamente ricchi di fossili e sono stati tracciati dei percorsi per i visitatori con l’intento di trasformare la località in un vero e proprio parco turistico-scientifico oggi denominato “Parco dei Fossili”. Nella seicentesca casa contadina, inoltre, è stato creato un Museo Malacologico delle Argille. Il museo annualmente è visitato da migliaia di Studenti e Docenti universitari italiani e stranieri.