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I ponti polifunzionali

Sono stato di recente all’assemblea generale dell’AITEC: i dati relativi alla produzione di cemento in Italia presentati dai Relatori sono drammatici, a conferma dalla grave crisi del settore delle costruzioni.

Accanto a queste molto negative, mi è parso però di scorgere una qualche nota positiva almeno per quanto riguarda l’edilizia: in particolare, il risparmio energetico che si otterrebbe dalla ristrutturazione (o ricostruzione) degli edifici esistenti potrebbe ripagare gli investimenti iniziali, che quindi possono essere visti come semplici anticipazioni di capitale.

Ciò, purtroppo, non è vero per i ponti, i quali – una volta in esercizio – consumano poco o nulla energia. E’ necessario quindi un grande sforzo di fantasia che consenta un’operazione simile a quella ipotizzata per gli edifici, cioè avere strutture nuove o “rigenerate” in grado di produrre reddito.

Alcuni suggerimenti potrebbero venirci dal passato.

Un ponte urbano che abbia una piattaforma più larga di quella carrabile, ad esempio, con un modesto incremento di spesa potrebbe ospitare botteghe o spazi espositivi (come Ponte Vecchio a Firenze); le pile di un viadotto molto alto (si superano spesso i 100 m) potrebbero servire da sostegno a pale eoliche di medie dimensioni; un viadotto lungo parecchie centinaia di metri – molto frequenti in Italia – potrebbe ospitare, se opportunamente collocati, molti pannelli fotovoltaici senza incidere negativamente sul paesaggio; e così via… In Giappone, una strada urbana sopraelevata si sviluppa sulle coperture degli edifici sottostanti, soluzione forse non condivisibile ma certamente inusuale.

Sia chiaro: queste non sono proposte di soluzioni, ma solo esempi volti ad affermare che la ricerca sui futuri ponti non deve riguardare solo gli Architetti a caccia di forme più o meno stravaganti, ma dovrà incidere profondamente sulla loro stessa natura.

Ovviamente tutto questo continuando le ricerche già in atto per quanto riguarda l’impiego nei ponti di nuovi materiali, ed in particolare quelli fibrorinforzati o il miglioramento di quelli esistenti (i calcestruzzi con resistenze prossime a 100 MPa sono ormai una realtà), al fine di ridurre il consumo di energia sia in fase di costruzione che, principalmente, nella gestione di queste opere.