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Un esame di coscienza per la politica infrastrutturale del Paese

Passare da una lista di costi per investimenti in infrastrutture ad una politica strategica dei trasporti con obiettivi economici, sociali ed ambientali di lungo periodo dopo l’estate 2014 è divenuto ancor più un imperativo per il nostro sistema Paese.

Infatti, nel corso delle ultime settimane sono emerse in modo ancor più chiaro problematiche che, usando una metafora molto semplificatrice, erano state nascoste come polvere sotto il tappeto.

I riferimenti sono alle forti preoccupazioni per l’evoluzione del traffico lungo l’autostrada direttissima fra Milano e Brescia inaugurata a Luglio, che non giustificherebbero il consistente investimento effettuato, alla crisi di NTV, unica Impresa ferroviaria in Europa ad operare in concorrenza con ferrovie statali su linee ad Alta Velocità, e alla scelta di semplificare in modo notevole l’approccio alla Riforma della portualità italiana attraverso un solo articolo della Legge “Sblocca Italia”, che indica tempi molto ristretti per giungere ad una lista di investimenti prioritari, tralasciando altri aspetti di riforma forse più rilevanti (modalità approvative  dei piani, rapporto fra porto ed Enti locali, ruolo delle Autorità portuali nelle partecipate per la promozione della logistica integrata, ecc.).

Tre settori cruciali per l’economia del Paese e tre tematiche di politica dei trasporti diverse, ma accumunate da una questione di fondo: l’assenza di ampie e pubbliche valutazioni economiche delle scelte infrastrutturali e delle conseguenze degli orientamenti di governance applicati, che si traducono in sequenze di priorità degli investimenti e schemi di pedaggio non sempre coerenti rispetto all’obiettivo di ridurre il costo generalizzato dei trasporti e migliorare la qualità dei servizi.

In sintesi, per passare urgentemente dalla lista della spesa alla politica dei trasporti, è necessario creare un clima favorevole agli investimenti privati attraverso tutte le possibili forme di mitigazione del rischio per gli Investitori (rischio regolatorio, rischio di costruzione e rischio di traffico, quest’ultimo mitigabile con accorte politiche di tipo territoriale) anche attraverso una pianificazione di medio e lungo periodo condivisa e stringente, ma soprattutto una chiara valutazione ex-post e un continuo monitoraggio delle esperienze in corso.

Per semplificare il mio punto di vista: attraverso la conoscenza puntuale dei fenomeni, occorre fare un esame di coscienza alla politica infrastrutturale del Paese.