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Il viadotto Caffaro sulla Autostrada A2

Il viadotto Caffaro è una delle principali opere d’arte dell’Autostrada A2. In sede di costruzione è stato neces-sario variare in modo sostanziale la soluzione progettuale prevista inizialmente per non interferire con un’ampia area di discarica rilevata durante i lavori: l’esito della modifica è stata un’opera unica nel panorama italiano

Il viadotto Caffaro sulla Autostrada A2 “Autostrada del Mediterraneo”, con uno sviluppo di 400 m e tre luci a terra tutte superiori ai 110 m, risulta una delle principali opere dell’intera autostrada, sia come dimensioni sia come particolarità strutturale. La struttura a doppio cavalletto a V (uguali specularmente e entrambi dissimmetrici con inclinazione di 40° verso le spalle e 35° verso la mezzeria) è stata concepita con due sole fondazioni oltre alle spalle per evitare la pila prevista sul versante sinistro del vallone del torrente Caffaro dal progetto definitivo che, sviluppato secondo un consueto schema di travata continua a cinque luci, presentava la pila P4 intestata in una area di discarica abbandonata di grande estensione. Lo schema strutturale scelto, infrequente se non proprio del tutto unico, ha permesso di mantenere le cinque campate a livello di impalcato con un conseguente beneficio in termini di spessore dell’impalcato stesso e di ridurre nello stesso tempo alla metà il numero di fondazioni a pozzo da eseguire.

  • Il nuovo viadotto Caffaro (a sinistra), in affiancamento all’esistente ancora da demolire nella primavera 2015
    Il nuovo viadotto Caffaro (a sinistra), in affiancamento all’esistente ancora da demolire nella primavera 2015
  • Il confronto tra progetto definitivo e progetto esecutivo
    Il confronto tra progetto definitivo e progetto esecutivo
  • La base più alta (pila P1 Nord)
    La base più alta (pila P1 Nord)
  • Le travi di impalcato e la passerella di ispezione interna
    Le travi di impalcato e la passerella di ispezione interna
  • Vista sul cantiere dalla spalla lato Salerno
    Vista sul cantiere dalla spalla lato Salerno

La genesi del progetto

Il viadotto Caffaro è sito al km 143+200 dell’Autostrada Salerno-Reggio Calabria all’interno del Macrolotto 3, tra Lauria Nord e Lauria Sud in Basilicata, che è caratterizzato dalla galleria Serra Rotonda: quest’ultima, con i suoi oltre 3 km di estesa, è la più lunga galleria di tutta l’autostrada. A seguito dello spostamento a monte del tracciato e della nuova galleria Serra Rotonda, al fine di liberare il versante dalla attuale successione di viadotti e di muri di sostegno assai degradati, la ricostruzione del viadotto è avvenuta in una nuova sede a una distanza di circa 30 m dall’opera preesistente sulla spalla Nord; la distanza si riduce fino a una quasi completa sovrapposizione sulla spalla Sud, laddove il tracciato prosegue nella sede originaria per attraversare così l’abitato di Campo del Galdo, senza sacrificio per le costruzioni esistenti.

Così configurato, il viadotto è lungo circa 400 m e raggiunge un’altezza di circa 90 m sul fondovalle. Il progetto definitivo prevedeva una travata continua con luce massima di 120 m ed impalcato metallico a cassone chiuso in piastra ortotropa con quattro pile per via di corsa e un totale di otto fondazioni a pozzo intestate nella roccia calcarea presente in sito. Durante la fase di progettazione definitiva è stata rilevata la presenza di un’area di discarica in corrispondenza del versante di sinistra della valle attraversata, superficie in abbandono ignota come sviluppo, profondità e rifiuti conferiti. Poiché l’inserimento della fondazione della pila P4 dentro il corpo della discarica implicava innumerevoli incertezze connesse sia ai tempi di realizzazione sia alla durabilità delle nuove strutture in un ambiente potenzialmente inquinato e aggressivo e richiedeva, in ogni caso, un risanamento ambientale dell’area interferita, si è preferito in sede di progettazione esecutiva individuare una tipologia strutturale diversa che permettesse di superare l’intera discarica senza porre al suo interno nessun sostegno, né provvisorio né definitivo.

La soluzione individuata, sicuramente non comune se non unica, ha configurato il viadotto come arco telaio incastrato al piede con gambe a V dissimmetriche e, a loro volta, con campate diverse in relazione alla geometria puntuale del versante e della discarica. La soluzione strutturale rielabora in qualche misura la geometria del celebre viadotto Valle Mura del Prof. Cestelli Guidi sulla A24 e ricorda a tutti coloro che hanno seguito negli ultimi venti anni i lavori di ricostruzione della Autostrada A2 la bellissima pila con stampelle del viadotto Gazziano nei pressi di Bagnara, ormai demolito da tempo. La soluzione è stata scelta per la sua flessibilità nell’aderire alle specificità del tema senza sottostare a luci di impalcato eccessive (la luce massima, valutata in testa ai cavalletti, sulla discarica è contenuta in 89 m, mentre le luci tipiche sono di 75 m) e grazie alla possibilità conseguente di montare la struttura senza l’impiego di vari eccezionali. Pur in presenza di un versante intersecato non perpendicolarmente, si è avuta cura inoltre di costruire le due vie di corsa con eguale geometria delle gambe e le stesse a loro volta sono speculari su ogni via di corsa.

Per adeguare la geometria delle gambe a V alle diverse quote del terreno di posa esse terminano al piede su basi metalliche alte fino a un massimo di 19,5 m. Le basi metalliche sono elementi fondamentali nel comportamento dinamico dei due impalcati che sono collegati in testa da traversi reticolari. Al fine di contenere il momento flettente trasversale generato dal sisma, le basi sono state dotate di una duttilità sufficiente a consentire l’adozione di un coefficiente di struttura q = 2 concentrando nelle diagonali la possibilità di plasticizzazione e avendo cura che non vi fossero fenomeni di instabilità nelle anime delle sezioni a T. Il viadotto Caffaro sorge infatti in una delle zone di maggiore sismicità italiane, con una ordinata spettrale del plateau allo SLV di circa 1,2 g.