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Calcestruzzi con mantenimento della lavorabilità progettato

Lo sviluppo di nuovi polimeri a base acrilica consente di controllare la lavorabilità del calcestruzzo nel tempo senza influenzare negativamente la crescita delle resistenze meccaniche

Il termine lavorabilità, che generalmente viene utilizzato nel caso dei calcestruzzi e dei conglomerati cementizi in genere, indica la proprietà reologica di detti materiali a svolgere la propria funzione nel momento del  collocamento in opera. L’approccio è di tipo “olistico”, dal momento che è necessario considerare tutte le fasi che intercorrono tra la preparazione del prodotto finale e il getto, passando attraverso il trasporto e anche il pompaggio per una facilitazione di posa. In termini squisitamente tecnologici, e prescrittivi, si dovrebbe parlare più propriamente di Classe di Consistenza del calcestruzzo. La UNI EN 206, infatti, fornisce elementi prescrittivi considerando diversi metodi di definizione delle classi di consistenza indicando, esplicitamente, che la loro definizione deve essere assolutamente “correlata” alla tipologia di getto e alle forme geometriche dello stesso. Questa importante considerazione, cioè la conformità della classe di consistenza del calcestruzzo in funzione della tipologia di getto, rappresenta uno dei problemi con i quali i Produttori di calcestruzzo, i Produttori di additivi chimici, le Imprese di costruzione si devono confrontare ogni giorno nei cantieri. La loro non soluzione e non condivisione può creare motivi di contenzioso.

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La consistenza di una miscela di calcestruzzo deve essere, quindi, opportunamente progetta sulla base degli elementi appena citati e la Normativa europea fornisce tutte le tipologie occorrenti allo scopo. Il compito del tecnologo del calcestruzzo, sulla base prescrittiva, è quello di progettare la miscela tenendo anche in conto i fattori che più influenzano la variabilità della stessa consistenza: tipologia di cemento, determinazione della giusta acqua efficace della miscela, temperature ambientali e dei materiali utilizzati, tempi di getto, considerazione della densità delle armature. Tra i vari requisiti che vengono richiesti al calcestruzzo quello che riveste particolare attenzione nella fase della progettazione, o mix design della miscela, è il mantenimento della classe di consistenza entro determinati tempi: si può anche arrivare a mantenimenti di due ore e più. La perdita di lavorabilità è un processo che possiamo definire naturale, dal momento che l’inizio presa della pasta cementizia porta a un progressivo “rapprendimento” della miscela, con perdita evidente e importante della classe di consistenza di partenza, per passare alla fase di fine presa e con l’incremento delle resistenze meccaniche a compressione.

Pertanto, il mantenimento della lavorabilità e lo spazio temporale entro il quale il calcestruzzo deve mantenere la propria classe di consistenza e, secondo il progetto, per essere conformi alle specifiche parte dal momento di fine miscelazione di tutti gli ingredienti fino allo scarico dello stesso nel getto. L’elevata temperatura ambientale è spesso la causa principale del ridotto mantenimento della lavorabilità. L’utilizzo di chips di ghiaccio in sostituzione dell’acqua di miscelazione, l’utilizzo di sistemi di raffrescamento degli aggregati mediante sistemi di ventilazioni o ancora il raffreddamento del calcestruzzo con azoto liquido sono tutte soluzioni molto efficaci ma che possono essere utilizzare solo in presenza di condizioni ambientali estremamente avverse. La produzione di un calcestruzzo ordinario necessita invece dell’adozione di soluzioni più immediate e meno onerose.