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Da Marte agli appalti pubblici

Un grande passo in avanti nel sistema delle opere pubbliche

Poco tempo fa i Mass Media titolavano “La sonda ExoMars decolla per Marte” alla partenza della prima missione spaziale europea in cerca di tracce di vita sul Pianeta Rosso dove, il prossimo Ottobre, atterrerà con il modulo “Schiaparelli” che – per le ricerche di possibili forme di vita nel sottosuolo – utilizzerà una speciale trivella realizzata da Imprese italiane. In quegli stessi giorni, firmavo e inviavo alla pubblicazione le Norme UNI che avevano completato l’iter di approvazione, la cui maggior parte riguardava proprio il settore “Aerospaziale e difesa”: la serie UNI EN 2000 e 3000 per famiglie di prodotti realizzati dall’industria italiana e inglobati nella sonda ExoMars, ma soprattutto Norme di processo della serie UNI EN 9100 che sono la trasposizione settoriale della nuova UNI EN ISO 9001 sui sistemi di gestione per la qualità. Il riferimento a un settore come “Aerospaziale e Difesa” è utile per riflettere sul fatto che, se il ruolo e la potenzialità della Normazione tecnica sono utili in una missione spaziale su Marte, lo stesso può essere per ogni attività, prodotto, processo, servizio, compresi gli appalti pubblici. Sembra che il Nuovo Codice degli Appalti possa esserne una prova.

Ritenuto una “rivoluzione copernicana” – un’occasione importante per fare un grande passo in avanti nel sistema delle opere pubbliche e quindi nell’intera nostra economia – ha il pregio di apportare una semplificazione generale della disciplina e non limitandosi ai soli aspetti giuridici della materia, riconosce come professionalità, merito, prestazione, efficienza, non si definiscono solo con la Legge ma con sistemi di “soft regulation” (le Linee Guida ANAC) che – considerati gli obiettivi di qualità, innovazione tecnologica, responsabilità sociale, tutela dell’ambiente posti dal Legislatore europeo e condivisi dal nuovo Codice – sono ampiamente integrabili e supportabili dalla Normazione Tecnica Volontaria consensuale.

Il Codice, in un ottica prestazionale e non prescrittiva, contiene inoltre molteplici riferimenti alla Normazione e alla valutazione di conformità accreditata – sia per quanto riguarda la progettazione, sia per la qualificazione delle imprese – la sicurezza sul lavoro, la gestione dell’energia, la responsabilità sociale, nonché la improrogabile apertura al riuso delle risorse e dei materiali, a strumenti di modellizzazione elettronica (BIM) che contribuiranno a migliorare il livello di dettaglio della progettazione e ad integrarlo con l’esecuzione per gli aspetti dell’efficienza, della qualità dei lavori e del controllo di esecuzione riducendo al tempo stesso costi e tempi di realizzazione.

  • Piero Torretta, Presidente dell’UNI
    Piero Torretta, Presidente dell’UNI
    Piero Torretta, Presidente dell’UNI
  • La sonda di ExoMars 2016 prima della partenza
    La sonda di ExoMars 2016 prima della partenza
    La sonda di ExoMars 2016 prima della partenza

La qualificazione inoltre, come riconosce lo stesso Codice, è un obiettivo anche per le Stazioni Appaltanti per le quali – avvalendosi della Norma UNI ISO 18091 “Sistemi di gestione per la qualità nelle Amministrazioni Locali” e della UNI/PdR 5 “Indicatori di efficienza della Pubblica Amministrazione” già sperimentata con le Amministrazioni Locali dell’Associazione Qualità Comuni – si potrebbe trovare sempre nella Normazione un valido strumento di supporto e integrazione della Legge. Ciò al fine non solo di rendere più efficiente ed efficace l’azione dell’Amministrazione nell’uso delle risorse, ma per garantire un più equilibrato rapporto professionale tra domanda e offerta, indispensabile per ridurre i rischi di arbitrio che un disassamento di competenze e di poteri (da una parte o dall’altra) può determinare.

Bisogna dare atto a questo provvedimento del tentativo di stimolare la tendenza alla migliore qualità delle opere e all’innovazione di prodotto e processo per uscire dal circolo vizioso di una spesa pubblica che – attestandosi esclusivamente sulla minima spesa – non fa e non favorisce l’innovazione, abbracciando invece il principio che la domanda pubblica deve adottare “comportamenti esemplari” e indirizzare l’industria verso soluzioni di alto livello qualitativo e ad alto tasso di innovazione; aspetto, questo, più volte richiamato dalla Commissione Europea e che caratterizza molti dei comportamenti del sistema pubblico nei Paesi europei nostri partner ma anche concorrenti. Provvedimenti come questo rafforzano il principio della Normazione come “soft law”, dato che lo stesso Legislatore riconosce che la Legge da sola non è in grado di risolvere tutti i problemi.

“Corruptissima Republica, plurimae leges” ci ha insegnato Tacito, ricordando come il troppo diritto offuschi la cultura delle regole, aumenti il potere interpretativo della burocrazia e apra il campo ai “facilitatori” dei diritti che spesso il cittadino e l’Impresa da soli non sanno come raggiungere. Anche per questo si sente la necessità di un sistema non solo più flessibile e adattabile alle mutevoli necessità che l’innovazione tecnologica e sociale presenta, ma anche più partecipato perché – come ha affermato il Presidente di ANAC Raffaele Cantone – per la soluzione di problemi complessi, più che l’imposizione dall’alto serve la condivisione con “gli operatori del mercato, in quanto solo chi opera conosce i problemi”.

La “soft law” è infatti una regola che nasce dal basso, una regola volontaria, trasparente, democratica e consensuale che, per essere efficace, deve essere non solo condivisa ma anche “unica” perché la molteplicità ne disperderebbe l’efficacia. Un principio che è alla base della Normazione tecnica europea per cui il Regolamento 1025/12 UE – al fine della libera circolazione delle cose, delle persone e dei servizi – ha sancito il principio della “armonizzazione” delle Norme tecniche nei Paesi membri. Un principio che – se vale per l’aerospazio e consente il dialogo e la collaborazione dell’industria europea per la missione su Marte – non c’è ragione perché non possa essere un utile strumento per la semplificazione, l’efficacia, l’efficienza della regolamentazione degli appalti pubblici.

UNI – Ente Italiano di Normazione

L’UNI è un’Associazione privata senza scopo di lucro riconosciuta dallo Stato e dall’Unione Europea che da quasi 100 anni elabora e pubblica norme tecniche volontarie – le Norme UNI – in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario. Sono soci UNI le Imprese, i Professionisti, le Associazioni, gli Enti pubblici, i Centri di ricerca, gli Istituti scolastici e accademici, le Rappresentanze dei Consumatori e dei Lavoratori, il terzo settore e le Organizzazioni non governative, che insieme costituiscono una piattaforma multi-Stakeholder di confronto tecnico unica a livello nazionale. UNI rappresenta l’Italia presso le Organizzazioni di normazione europea (CEN) e mondiale (ISO) e organizza la partecipazione delle delegazioni nazionali ai lavori di normazione sovranazionale con lo scopo di:

  • promuovere l’armonizzazione delle Norme necessaria al funzionamento del mercato unico;
  • sostenere e trasporre le peculiarità del modo di produrreitaliano in specifiche tecniche che valorizzino l’esperienza ela tradizione produttiva nazionale.